domenica 28 marzo 2010

Donare fa bene al cuore: le risposte della scienza


La recente legge 219/2005 (al comma 2 dell'articolo 2) definisce “volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita” la donazione del sangue umano e dei suoi componenti. La serie di aggettivi potrebbe continuare, ma essi servirebbero comunque solo a descrivere le caratteristiche della donazione in funzione del ricevente. Nessun appellativo risulterebbe, infatti, sufficientemente adeguato a descrivere il valore (oltre che morale) che la donazione di sangue riveste ed i vantaggi che essa comporta per lo stesso donatore, poiché fino ad oggi non è stata posta adeguatamente in evidenza la correlazione clinica tra donazione periodica di sangue e riduzione del rischio di malattie croniche gravi, quali quelle cardiovascolari ed il diabete di tipo insulino-dipendente.


Le prove cliniche sui donatori


In realtà, esiste una serie di prove cliniche che dimostrano l'effettiva riduzione del rischio a contrarre una malattia cardiovascolare in soggetti che eseguono almeno una donazione di sangue l'anno. La protezione nei confronti di tali affezioni deriverebbe dai ridotti livelli di ferritina tissutale, e quindi di ferro, che sono conseguenti alla donazione di sangue periodica. È noto, infatti, che le femmine sono protette dall'aterosclerosi rispetto ai maschi, in virtù dei più bassi livelli di ferro tissutale e quindi dei più bassi livelli di perossidazione lipidica. La mestruazione e la donazione volontaria nelle donne causano una perdita ematica e quindi modulano i depositi di ferro nell'organismo. I bassi livelli tissutali di ferro proteggerebbero contro la patologia aterosclerotica per effetto di una ridotta ossidazione delle lipoproteine a bassa densità associate al colesterolo.


Grande accusato: il ferro


Dal punto di vista biochimico, sembra che la deplezione (perdita, riduzione) di ferro possa alterare l'attività degli enzimi ferro-dipendenti, aumentare la capacità antiossidativa del plasma e diminuire la perossidazione lipidica di componenti plasmatiche e delle pareti vasali. A sostegno della tesi secondo cui la riduzione dei fattori di rischio è associata a bassi livelli di ferro nel sangue, studi sperimentali, clinici ed epidemiologici mostrano che alti livelli di ferro incrementano il rischio di eventi coronarici e la progressione aterosclerotica. Per esempio, esperimenti sugli animali hanno dimostrato una correlazione tra accumulo di ferro proveniente dalla dieta ed incidenza di processi aterosclerotici e di patologie ischemiche a livello cardiaco e cerebrale. Alcuni studi dimostrano come donare sangue periodicamente riduca drasticamente rischio di infarto e propensione al diabete. Nell'uomo, il ferro è un fattore pro-ossidante che può essere collegato alla progressione dell'aterosclerosi. E' stato ipotizzato che la riduzione dei depositi di ferro (come si verifica nei donatori abituali) può ridurre il rischio di ischemia coronarica. Gli studi clinici su quest'argomento non sono numerosi, ma quelli più rilevanti confermerebbero l'ipotesi suddetta. Uno di questi, per esempio, ha valutato gli effetti della donazione periodica sui depositi di ferro e sui parametri fisiologici e biochimici della funzione vascolare associate con l'aterosclerosi. I soggetti reclutati, associati della Croce Rossa Americana, sono stati sottoposti ad indagini sulla dilatazione dell'arteria brachiale, sui parametri plasmatici correlati ai depositi di ferro, ad un eventuale stato infiammatorio dei vasi, al cosiddetto “stress ossidativo”, ai fattori di rischio cardiaci. I livelli di ferritina erano significativamente più bassi nei donatori abituali rispetto a quelli dei soggetti che avevano eseguito solo donazioni di sangue episodiche. Il valore di ematocrito, tuttavia, non era differente nei due gruppi. La dilatazione dell'arteria brachiale, indotta dal flusso ematico, era maggiore nei donatori abituali rispetto ai donatori occasionali. Inoltre, i livelli di 3-nitrotirosina (parametro dello “stress ossidativo”) erano ridotti nei donatori di sangue periodici. In conclusione, un'alta frequenza di donazioni di sangue determina una riduzione dei depositi di ferro e dei parametri dello stress ossidativo, aumentando il flusso ematico arterioso. Ciò suggerisce un rapporto positivo tra frequenza delle donazioni di sangue e prevenzione di malattie cardiovascolari.

Donatori periodici: -86% rischio infarto


Un altro studio ha valutato, in modo più specifico, la relazione tra frequenza delle donazioni di sangue ed incidenza d'infarto del miocardio su 2682 soggetti. Nel periodo di osservazione, della durata di circa sei anni, è stato osservato che il rischio di infarto acuto del miocardio nei donatori abituali era dell'86% più basso di quello dei donatori episodici. Fattori quali l'anamnesi, lo stato di salute generale, lo stile di vita e le caratteristiche psico-sociali esercitavano una scarsa influenza su questo fenomeno.


Meno esposti anche al “diabete 2”, non insulino dipendente

Gli epidemiologi hanno da tempo osservato che la donazione periodica di sangue è associata ad una riduzione del rischio di diabete di tipo 2 (insulino-dipendente). Alcuni studi hanno, per esempio, investigato la correlazione tra depositi di ferro e sensibilità all'insulina in donatori di sangue e soggetti che non hanno mai donato sangue. In uno studio su 181 individui maschi, è stato dimostrato che i donatori che avevano eseguito almeno due donazioni di sangue, presentavano una maggiore sensibilità all'insulina ed una riduzione della secrezione dell'ormone, rispetto agli individui non donatori. La donazione abituale di sangue è quindi associata contemporaneamente con un aumento della sensibilità all'insulina e con una riduzione dei depositi di ferro. Tali depositi sembrano influenzare negativamente l'azione dell'insulina anche in soggetti sani, e non solo in individui con patologie classicamente correlate ad un accumulo di ferro come l'emocromatosi e l'emosiderosi. Tra l'altro, quest'evidenza clinica impone alla comunità scientifica una revisione del concetto di “eccesso” applicabile ai depositi di ferro nei soggetti sani. Questi dati suggeriscono, quindi, che la donazione periodica di sangue può esercitare un'azione protettiva nei confronti di patologie croniche molto gravi.

LE FOTO DELL'EVENTO














domenica 14 marzo 2010

LA PAURA NON ESISTE 27 MARZO ORE 19.30 PARROCCHIA S. MARIA ANNUNZIATA

Fabio Salvatore, dopo il successo di pubblico e critica di “Cancro, non mi fai paura”, torna a cimentarsi con un romanzo shock autobiografico, senza regole né frasi fatte, che con veemenza difende il diritto alla vita contro chi non la vive appieno, non la rispetta e finisce con il distruggere se stesso e gli altri. Perché a quello «scarafaggio» arrivato di soppiatto dodici anni fa, lui è riuscito a parlare.
Lo ha sconfitto così, guardandolo negli occhi e parlandogli, finendo quindi per guadagnarsi una nuova vita. Il primo libro diventerà un film al cinema. Sarà la prima volta che in Italia si affronta una storia di cancro, apertamente.
Senza fronzoli, senza reticenza, con la forza e la consapevolezza di chi ha sulla pelle le tracce del passaggio dello scarafaggio.

Questo secondo lavoro, “La Paura non esiste”, scritto sempre per Aliberti Editore, ancora una volta è la storia del percorso di uomini che guardano in faccia la malattia e l’emarginazione e la sconfiggono. Se nell’incessante lotta tra il bene e il male la premessa è che occorre operare la giusta scelta, puntualmente la più difficile, senza cedere all’illusione di facili scorciatoie, vili complici di una società malata, il messaggio del libro ha una forza dirompente: non bisogna mai soccombere di fronte al male, affrontarlo è la suprema lezione di vita.
La paura non esiste, come recita il titolo del romanzo è una canzone di Tiziano Ferro che Fabio ama molto: «Perché la vita è un inno alla gioia, all’amore. Quando cadi e provi sconforto, non avere paura. E’ proprio in quel momento che potrai scoprire qualcosa di te stesso che non conoscevi».

Fabio presenterà per la seconda volta il suo libro a Cellamare presso la Parrocchia S. Maria Annunziata il 27 marzo alle ore 19.30, dopo il notevole successo ottenuto a luglio scorso.
Un evento fortemente voluto dalla nostra associazione Fratres, impegnata da anni nella lotta al cancro, una malattia che, forse, adesso incute meno timore rispetto agli anni precedenti, grazie anche ai progressi della scienza ma che ha pur sempre in sé quel timore difficile da sconfiggere, quel timore che si riesce a percepire nell’attimo stesso in cui si pronuncia la parola: CANCRO.

“Bisogna chiamare le cose con il proprio nome”, annullando qualsiasi forma di omertà. “Il cancro è una malattia uguale alle altre, non ha né più e né meno. I malati di cancro, però, cambiano il loro modo di guardare la vita, il loro modo di dare valore alle cose, anche quelle più banali […]
Il cancro ti dà l’opportunità di guardare il mondo con i tuoi occhi e non con quelli degli altri.
“Non abbiate paura del dolore […] non importa, la paura non esiste”.

D’altronde il prologo dello stesso libro è l’Inno all’amore di San Paolo e per lui in quell’inno si trova l’essenza della vita.

E per Fabio, d’altronde, niente è più importante dell’amore verso se stessi.

I ricavati dei diritti d’autore verranno devoluti all’Associazione Nuovi Orizzonti, (www.nuoviorizzonti-onlus.com), nata con l’obiettivo di far fronte al disagio sociale soprattutto giovanile.

lunedì 1 marzo 2010

INAUGURAZIONE NUOVA SEDE


LIETI DI INVITARVI ALL'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA SEDE FRATRES


EX GIL - PIAZZA RISORGIMENTO (scuola Materna ingresso lato cortile)


NELL'OCCASIONE LETTURA BILANCIO 2009 E BENEDIZIONE


VI ASPETTIAMO domenica 07 MARZO ore 19.15


IL CONSIGLIO DIRETTIVO E I REVISORI DEI CONTI

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